domenica 14 gennaio 2018

Coffee Time with...Tania Paxia

Torna il Coffee Time con Tania Paxia, autrice autopubblicata scoperta da Newton Compton.

    Grazie per aver accettato questa chiacchierata!
Grazie a te per l’opportunità! 

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, e quando hai sentito la necessità di farlo? 
Non so quando è iniziata esattamente, forse l’ho sempre avuta da quando ho imparato a tenere la penna in mano. Mi sono sempre divertita a scrivere storie, anche piccoli trafiletti di poche parole, così, giusto per sfogare la fantasia e trascorrere il tempo. Dai racconti sono passata ai romanzi quando frequentavo le superiori. È sempre stato un hobby e un piacere per me. Non amavo molto che le persone leggessero quello che scrivevo, forse per la troppa riservatezza (anche per l’insicurezza, eh). Poi ho fatto qualche ricerca su internet e mi sono imbattuta in un articolo che parlava di self-publishing attraverso la piattaforma Kindle. Ho passato un anno a studiare questa opportunità e a valutare certe cose; i miei dubbi riguardavano soprattutto le opinioni che avrebbero avuto i lettori (qualora ce ne fossero stati); non era una cosa certa, visto che non mi conosceva praticamente nessuno. L’unica che leggeva (e legge tuttora quello che provo a scrivere) era mia cugina. Alla fine ho detto “O la va o la spacca” e ho provato con il primo romanzo che ho scritto, un fantasy classico, che ha dato il nome anche al mio blog. Non è andata benissimo come primo approccio, ma non ho desistito e pian piano qualcuno ha iniziato a leggermi. All’inizio non pensavo ci volesse così tanto lavoro di background e ho dovuto imparare molte cose oltre a migliorare la scrittura, come l’impaginazione, editare un testo (“Eccheccos’è?”. Prima reazione. Ho gli occhi incrociati. …Esima reazione), curare la grafica (mani nei capelli quando ho aperto per la prima volta Photoshop), la parte promozionale e dello studio del mercato (ho attinto alle ultime reminescenze delle basi di Economia aziendale delle superiori), a gestire una pagina Facebook (e tutta la parte riguardante i social) e a instaurare un rapporto diretto con i lettori che per me è fondamentale. E, in fondo, è anche uno dei motivi per cui mi piace tanto scrivere: condividere delle sensazioni e far divertire le persone con le mie storie.

2. Che tipo di scrittore sei?
Ah. Boh. Non credo di rientrare ancora nella categoria (ahahahah), per cui penso di essere una “scribacchina” in cerca di identità. Provo a scrivere di tutto e su tutto quello che mi passa per la testa, ma non sempre riesco a raggiungere il risultato sperato e parto con la solita tiritera mentale del “posso far meglio” e allora, in certe occasioni, riscrivo tutto. Daccapo, con testo originale a fronte. Pura follia, ma a volte serve a capire se certe parti possono essere salvate… almeno per l’idea.

3. Un genere che non scriveresti mai?
Non saprei. Ne ho sperimentati un bel po’ e forse quello che mi piace meno scrivere è il dark romance. Non fa per me e ho il sospetto che sia un sentimento reciproco. XD 

4. L’estratto a cui sei più legato?  
Ce ne sono tantissimi, ma quello che tengo più stretto al cuore è il primo incontro “verbale” tra Harper e May in Ti amo già da un po’.
«Ti ho visto un sacco di volte in pigiama», sottolineai.
Sogghignò. «Dài, May, non è più la stessa cosa».
Contrassi le spalle. «Perché? Non vedo il problema».
Sostenne il mio sguardo, ma non mi rispose, così continuai io a parlare provando a cambiare discorso. «Comunque, ti trovo bene!».
“Ti trovo bene?”. Dài, l’ho detto sul serio? Non mi era venuto niente di meglio da dirgli. Così, cercai di salvare la situazione.
«Non ti avevo quasi riconosciuto. Sei più…», volevo dire carino ma alla fine optai per: «Cambiato. Sei cambiato».
Lo guardai dalla testa ai piedi offrendogli un gran sorriso che ritirai all’istante, dopo aver notato la sua espressione seria. «Ti ricordavo più loquace, Harper».
Sbuffò. «Cosa pretendi che ti dica?», alzò le braccia a mezz’aria e le lasciò ricadere sui fianchi. «“Bentornata May”?», scosse il capo. «Oppure: “Che bello rivederti dopo così tanto tempo!”. O preferisci una pacca sulla spalla? No, aspetta», gli si formò un sorriso isterico inclinato a sinistra, «un lungo abbraccio?», ne imitò le movenze portandosi le braccia al petto. Si posò di nuovo le mani sui fianchi, guardandomi di sbieco. «May, non ci vediamo da quanto? Otto anni?», fece spallucce. «Che ci fai qui? E per qui, oltre a riferirmi a Keene, intendo anche l’ingresso di casa mia».

5. Preferisci scrivere in silenzio o hai una playlist che ascolti nella stesura? 
Musica a tutto volume! Ascolto di tutto, dalla musica classica al rock/blues; dipende dalla scena che sto scrivendo, però, perché la scrittura, come la musica, è uno stato d’animo. Non ho una playlist fissa, ma ho degli artisti preferiti e che mi piace seguire: Muse, Coldplay, Depeche Mode, Björk, Adele (per i momenti catartici e per le lacrime oltre ogni dire), Ed Sheeran, Kings of Leon, poi tanti altri che la maggior parte della gente non conosce, tipo Tord Gustavsen, Bill Evans (+Trio), due dei miei pianisti (moderni) preferiti. 

6. Parla delle tue opere descrivendole con 3 aggettivi. 
Ironiche. Spensierate. Curiose.

7. I tuoi progetti per il futuro? 
Attualmente sono impegnata con il volume conclusivo di una serie. E sto mettendo insieme le idee per il seguito di uno dei miei romanzi già pubblicati. Ma è ancora presto per dire quale. :D

Grazie Tania per averci tenuto compagnia.
Al prossimo Coffee Time!

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