martedì 21 novembre 2017

Recensione "Fuori controllo" di Jen McLaughlin

 


 Brava ragazza, studiosa e impegnata nel sociale, lei. Aria spavalda, amante del surf e muscoli tatuati, lui. Ma come spesso accade, gli opposti si attraggono ed è colpo di fulmine fin dal loro primo incontro. Ma le cose non sono così semplici…
Carrie è sempre vissuta sotto lo stretto controllo del padre, un politico di spicco al quale è impossibile dire di no. Giunta al college, la ragazza è convinta di essersi finalmente liberata delle ingombranti guardie del corpo che l’hanno accompagnata sin dall’infanzia: ormai sente di poter decidere della propria vita da sola. Alla prima festa studentesca incontra Finn, un ragazzo che sa come infrangere le regole. Tra i due scoppia un’attrazione immediata, ma Carrie non può prevedere quale scherzo le stia riservando il destino e soprattutto chi sia in realtà Finn...


 Recensione

 Finn è  un giovane marine incaricato della protezione della  giovane  figlia di un senatore.
Deve sorvegliarla nell'ombra poiché  lei non può  sapere che suo padre non la lascerebbe mai vivere nel campus senza nessuna protezione. Carrie  crede che il loro incontro sia un caso,  e nonostante i primi dubbi  lascia che Flinn arrivi al suo cuore.   
Segreti, bugie e tanto sex appeal contraddistinguono questa storia e i suoi protagonisti.
Davvero bella e scorrevole, vi legherà  dalle prime pagine come è  capitato anche a me già dell'anteprima del  libro, con un finale in sospeso. 
Vi consiglio di  correre a leggerlo!😙

lunedì 20 novembre 2017

Recensione IT: confronto del film con la miniserie e il libro

Ciao a tutti!
Oggi lavoriamo in coppia per parlare niente meno che di… IT!
Sofia confronterà quindi il film, uscito in Italia il 19 ottobre, con la miniserie televisiva degli anni ’90… e Erica naturalmente con il libro, uscito dalla mente diabolica del sempre amato Stephen King!








Iniziamo subito, parlando innanzitutto del film e della miniserie.

Delle due trasposizioni della storia di Derry una cosa va detta subito: si difendono bene entrambe, anche se lo fanno in modo diverso.

Innanzitutto il modo di raccontare la storia si differenzia molto: nel film di quest’anno, il regista Andres Muschietti decide di concentrarsi solo sulla parte dell’infanzia del Club dei Perdenti, lasciando a un seguito tutte le vicende dell’età adulta, scelta che si avvicina di più al libro di King. Nella serie degli anni '90 diretta da Tommy LeeWallace invece si parte con una morte, ma non è quella di Georgie. Questo perché la trama incrocia avvenimenti del presente (età adulta) e del passato (infanzia) dei protagonisti. In quest’ultimo caso il risultato potrebbe essere quello di vedere crearsi un’atmosfera più vicina a un mistero da svelare che non a un horror, ma questo non è necessariamente negativo.
Nonostante la serie tv possa essere a tratti lenta, in punti in cui invece il film riesce a muovere bene l’azione, c’è la questione di Bill e del senso di colpa che nella versione di Wallace viene sottolineata con più attenzione (Muschietti, per il futuro: una scena con il bambino e il padre nel garage non basta. Soprattutto se fatta in quel modo frettoloso).
Pennywise è un altro degli elementi che cambia molto da una versione all’altra. Nella miniserie abbiamo un pagliaccio interpretato da un attore di tutto rispetto, Tim Curry, che dà con la sua recitazione un sapore agrodolce a Pennywise. Oltre alla paura c’è quell’ironia canzonatoria che si può trovare in altri bad guys classici degli horror (come Freddy Krueger nella versione del 1984).
Nel Pennywise portato in vita da un più giovane Bill Skarsgård, l’ironia viene quasi completamente eliminata per lasciare spazio alla parte demoniaca del pagliaccio ballerino, il che si rivela una scelta  necessaria se si pensa all’alto numero di momenti di comic relief (basti pensare alle numerose battute di Richie): i due elementi insieme (ironia del pagliaccio e momenti comici) avrebbero rischiato di rovinare l’intera atmosfera.
Chiudo mostrando la mia scena preferita in assoluto (tranquilli, non ci sono spoiler), ma è piena di suspense. Uno dei ragazzi è in biblioteca e sta leggendo prima di incontrare per la prima volta Pennywise, e questo è il taglio che si è deciso di dare dare:



per poi vedere nella scena successiva la vecchietta della biblioteca tranquillamente seduta al suo posto… chi era che si stava avvicinando a Ben?


Questa, signori, è suspense!


Un confronto tra libro e film, invece, è più difficile.
Diciamolo: un libro come It è praticamente impossibile da riportare fedelmente in una versione cinematografica, e questo lo sanno tutti gli appassionati, i fan e gli accaniti della storia più famosa scritta dalla penna di Stephen King.
L'universo descritto nel romanzo del 1986 è immenso, si costruisce con una lenta ragnatela che porta il dispiegarsi di mille dettagli, passati, intrecci e particolarità che per essere narrate necessiterebbero di una decina di stagioni di una serie tv, probabilmente. E quindi, quando un lettore accanito va al cinema e vede la versione di Muschietti, un po' sa che dovrà mantenere basse le pretese.
Ammetto, personalmente, che questa particolare attenzione non mi è bastata e che, specialmente all'inizio, ho fatto davvero fatica a entrare nell'ottica di trovarmi all'interno della stessa Derry, quella che tanto affascina e spaventa, come una sirena che ti attrae a sé.
Le differenze con il libro sono innumerevoli e, nonostante sia stato detto spesso che questa nuova versione desse più giustizia al romanzo rispetto a quanto facesse la miniserie, non sono d'accordo con questa affermazione.
Innanzitutto, Muschetti ha deciso di fare un cambiamento temporale: gli avvenimenti dell'infanzia, narrati in questo It: Chapter 1, sono ambientati nel 1988, mentre all'interno del romanzo accadono esattamente trent'anni prima, nell'estate del 1958. Interessante scelta, probabilmente per portare a farci vedere la parte adulta ambientata nella contemporaneità – se si mantengono i 27 anni di distanza come nel libro, vedremo il Club dei Perdenti riunirsi nel 2015.
Il grande ostacolo era ovviamente la scena iniziale, il cult di Georgie che incontra Pennywise, il pagliaccio ballerino, che è stata gestita in maniera un po' gore probabilmente per tentare di dare un impatto emotivo più forte; qui si vede un tentativo di riprendere fedelmente il libro in uno scambio di battute pressoché identico, per poi vedere però un Pennywise che insiste perché Georgie riprenda la barchetta, mentre nel libro viene persuaso a prenderla ed ecco... la grande differenza tra libro e film si può rinchiudere tutta qui.
Il Pennywise del libro, agghiacciante ed inquietante, è una figura molto più ammaliante rispetto a quanto viene resa in questo film, dove invece incute terrore a prima vista. Vederlo in lingua inglese migliora un po', perché la modulazione della voce di  Bill Skarsgård dà maggiore profondità al personaggio rispetto alla versione italiana. Ma nonostante questo la figura del clown rischia di strappare troppe risate con una serie di effetti speciali che minano il costruirsi della tensione che tanto sarebbe necessaria in un film come questo.
Le differenze però non finiscono qui e immediatamente un lettore si accorge che ogni scena è stata in qualche modo cambiata, apportando modifiche non necessarie, cambi nelle paure dei sette Losers e delle loro relazioni, delle loro personalità; gli incontri con It sono più frequenti e cercano di spaventare tramite i colpi di scena o le apparizioni improvvise e lasciando anche qualche bacio fan-service non previsto dalla trama originale, rendendosi quindi un horror movie in qualche modo classico – anche i comic relief lo fanno adeguare a un tipico film dell'orrore anni Ottanta – ma deviando (e in alcuni punti di molto) dalla storia narrata nel libro.
Vogliamo ricordare quindi i personaggi così come sono descritti nel libro:
Che branco di miserevoli erano stati: Stan Uris con quel nasone da ebreo; Bill Denbrough che a parte: «Hi-yo, ragazzi!» non sapeva dire niente senza balbettare così spaventosamente da farti torcere le budella; Beverly Marsh con i suoi lividi e le sigarette nascoste nella manica arrotolata della camicetta; Ben Hanscom, così grosso da sembrare una versione umana di Moby Dick; e Richie Tozier, con quei fondi di bottiglia che aveva per occhiali e i suoi voti da primo della classe e la sua lingua saggia e quella faccia che sembrava supplicare di essere squinternata e ricomposta in forme nuove ed eccitanti. C'era una parola per definirli? Oh, sì. C'è sempre una parola. Nel loro caso era impiastri.
Senza scendere quindi nel dettaglio, per non rovinare il film, credo sinceramente che It: Chapter 1 debba essere visto come un film horror e non come una trasposizione cinematografica, perché rischia altrimenti di perdere ogni peculiarità e di deludere lo spettatore, che invece può sia spaventarsi sia divertirsi se assapora la pellicola come una cosa a sé, come una nuova visione di It e della lotta del Club dei Perdenti contro le loro più grandi paure.





Non ci resta che augurarvi buona visione e, magari, buona lettura!
&


sabato 18 novembre 2017

Blogtour "Will ti presento Will" di John Green

Ciao a tutti cari lettori!
In occasione della ristampa del libro di John Green scritto a quattro mani con David Levithan vi parlo dei personaggi dei libri di Green, partendo proprio da Aza, protagonista dell'ultimo capolavoro "Tartarughe all'infinito".

Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c'è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri. Nel suo tanto atteso ritorno, John Green, l'amatissimo, pluripremiato autore di Cercando Alaska eColpa delle stelle, ci racconta la storia di Aza con una lucidità dirompente e coraggiosa, in un romanzo che parla di amore, di resilienza e della forza inarrestabile dell'amicizia.

Lo avrete sicuramente letto Colpa delle stelle, il libro capolavoro per eccellenza di Green da cui è stata tratta anche una celeberrima trasposizione cinematografica. 
Azel Grace soffre è una sedicenne a cui è stata diagnosticata, all'età di dodici anni, una leucemia. 
C'erano poche probabilità di sopravvivere, eppure il medicinale ha iniziato a fare effetto, e lei si è salvata.
Ad un gruppo di sostegno per malati di cancro incontra Gus, sicuro di sé, affascinante e sopravvissuto ad un tumore che gli ha portato via la gamba.
Una storia d'amore dolcissima.

    
 Quentin "Q" Jacobsen è innamorato di Margo fin da quando erano piccoli. Una notte, Margo entra nella camera di Quentin passando dalla finestra e lo trascina in un'avventura indimenticabile che prevede la vendetta da parte di Margo di alcuni suoi amici e del suo ragazzo che l'aveva tradita. La mattina dopo Margo è scomparsa. Quentin inizia a cercarla seguendo degli indizi lasciati da lei che inizialmente si rivelano inutili data la scarsità di quest'ultimi, ma più scopre sulla persona, più è incerto sui suoi sentimenti per lei.

Miles "Ciccio" Halter
Il protagonista del romanzo, che ha un inusuale interesse nell'apprendere le ultime parole di persone famose, frequenta il collegio Culver Creek in Alabama alla ricerca del suo "grande forse". Alto e magro, è un ragazzo di 16 anni e viene soprannominato ironicamente dai sui amici come "Ciccio". Ama leggere le biografie ma non le opere di personaggi famosi. È letteralmente infatuato di Alaska Young, che però non ricambia (almeno inizialmente).
Alaska Young
La ragazza folle su cui si basa tutto il romanzo, migliore amica del colonnello.

Seguite tutte le tappe!

venerdì 17 novembre 2017

Recensione "Afrodite bacia tutti" di Stefania Signorelli


Miti greci sonnecchiano, ma non troppo, in corpi contemporanei. Perchè gli dèi non solo non sono morti, ma godono di ottima salute.
Abitano in questi tredici racconti "caleidoscopio" Mida, che non è un re ma ha il vizio dell'oro e teme di condividerlo con gli sbarcati; Narciso, che ama solo se stesso e i selfie che lo ritraggono; Ercole, manovale malinconico con ex moglie molto a carico; Penelope, fedele a una città perduta; la bella Elena, che perde, alla lettera, la propria testa per Paride; Achille, responsabile aziendale delle risorse umane pi ù che annoiato dalla mediocrità che lo circonda; Afrodite, sospirata da tutti (marito Efesto compreso); Pandora, che ha per vaso la propria mente e tenta invano di nasconderci ogni paura; Persefone, in crisi matrimoniale; Arianna, che ha perduto sia Teseo che il filo. E se Anchise è parcheggiato in casa di riposo, ovviamente Megera non può che essere un'ex fidanzata vendicativa quanto machiavellica.


Stefania Signorelli, classe 1973, è una maestra. Dopo aver conseguito i titoli in "Operatore dei servizi bibliotecari", "Scienze dell'educazione" e "Scienze della Formazione primaria", è uscita dal tunnel della saggistica e ne è lieta.


Recensione


Originale, geniale ma nello stesso tempo semplice e lineare.
Ringrazio di vero cuore Stefania Signorelli per avermi donato questa raccolta di bellissimi racconti e di avermi dato la possibilità di recensirli.
Con questo primo romanzo l'autrice non solo rievoca la storia degli Dei, ma ne descrive le vicende reinterpretandole e adattandole ai nostri giorni. E lo fa nella maniera più naturale possibile, come se il posto di queste divinità e di questi miti non fosse mai stato l'Olimpo ma la terra in questo millennio, lasciando comunque invariati i loro caratteri e sentimenti.
È molto carino anche il fatto che, gli avvemimenti si intreccino con la vita delle persone comuni e fanno davvero riflettere. Come quella di Narciso per esempio ( il mio racconto preferito) che prima seduce e poi accusa di aver abusato di lui, la sua terapeuta, che ne è perdutamente innamorata.
Ad avvalorare questo libro è anche la scrittura, chiara e pulita, senza troppi fronzoli e se avete avuto modo di leggere altre mie recensioni, avrete capito che io odio immensamente le opere che si dilungano in discorsi e descrizioni non necessari, rendendo le pagine pesanti. Bene, invece adesso siamo davanti ad un testo che si legge piacevolmente.
Tenendo conto che questa è la prima opera di Stefania Signorelli e premiando il fatto che si sia lanciata nella creazione di un lavoro diverso dai soliti romanzi, do 4 stelline e la fiducia che il prossimo sia altrettanto interessante!

Maura

giovedì 16 novembre 2017

Recensione "Come se non fosse stato amore" di Olivia Cunning




 

 Titolo: Come se non fosse stato amore
Autrice: Olivia Cunning
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 384
Genere: Erotico
Prezzo eBook: € 4,99


Trama



Cinque uomini fantastici, una donna bellissima, e un amore infuocato

 Per lui esiste solo la musica...
 Quando Brian Sinclair, cantante e chitarrista della band metal più calda del momento, perde la sua scintilla creativa, ci vorranno notti e notti di passione peccaminosa per riportare a galla il suo genio sopito... E sarà lei a dare il la.
 Quando la psicologa sexy Myrna Evans parte in tour con i Sinners, tutti i ragazzi della band cercano di sedurla. Ma lei vuole mettere le mani soltanto su Brian...
 Il comportamento scandaloso dei due amanti finirà per portare tutta la band verso nuove vette di gloria... e vizio.


Recensione


Buongiorno a tutti,
ebbene, cari lettori, non ci siamo. Non ci siamo per niente!
“Come se non fosse stato amore” è questo il titolo del libro in questione. Io aggiungo che mai titolo fu più azzeccato. Perché, credetemi, in questo calderone di sesso becero e trucida perversione, l’amore c’azzecca come un piatto di tortellini in brodo, servito bollente, in questi giorni di caldo omicida. Addirittura, trovo sgradevole che le due cose possano venire in qualche modo associate. E queste parole provengono da una fervente sostenitrice del genere erotico. Una che, per intenderci, piazzerebbe in casa sua la statua a grandezza naturale della Malpas, per poterla venerare nella più totale libertà. Ma parliamoci chiaro, una cosa sono i romanzi di genere erotico, tutt’altra cosa, invece, è questo romanzo, che, invero, annovererei in un genere che si colloca a cavallo fra la pornografia e la saggistica. Eh sì, perché mai nella vita avrei pensato di leggere in un libro, che non fosse, appunto, un saggio di anatomia, di ghiandole anali; per non parlare dell’esigenza nutrita dall’autrice di prodigarsi in dettagliatissime, quanto non richieste, spiegazioni sulla reale utilità dei peli pubici. Assolutamente raccapricciante!
Ma, adesso, passiamo alla storia. Proprio niente di originale in sé e per sé: una professoressa universitaria di sessuologia – non una materia a caso, ovviamente –, scottata dalla vita a causa di un ex marito con tendenze psicotiche, che intavola una torbida relazione col chitarrista sexy di una rock band molto quotata, i Sinners, di qualche anno più giovane di lei. Relazione che, di tanto in tanto, non disdegna anche di aprirsi a qualche altro membro della band… Perché la condivisione, a quanto pare, in questa storia è un elemento imprescindibile. Il tutto condito dalla minuziosissima descrizione di questi improbabili “potpourri”, imbastita di dettagli – e qui si entra nella sfera del pornografico - che, io personalmente, avrei preferito di gran lunga non conoscere e che, sovente, mi hanno portato alla mente immagini di mattatoi con esposta tanta, troppa carne al macello.
Giunti a questo punto, immagino sia superfluo dirvi che non ve lo consiglio. Ma neanche per sbaglio!
Alla prossima recensione,
con affetto

Francesca